28/08/2025 TRIESTE – L’Università di Trieste partecipa a una scoperta senza precedenti: nell’Atlantico è stato osservato per la prima volta l’affondamento della litosfera, un processo che aiuta a comprendere meglio il rischio sismico europeo. || C’è anche la firma dell’Università di Trieste dietro una scoperta che cambia il modo di guardare alle profondità della Terra e al rischio sismico in Europa. Per la prima volta è stato osservato nell’Oceano Atlantico un processo di “affondamento” della litosfera, lo strato più esterno e rigido del pianeta. Un fenomeno mai documentato prima in mare aperto e che potrebbe spiegare l’origine di terremoti storici di grande magnitudo.A contribuire in maniera decisiva alla ricerca, pubblicata su Nature Geoscience, è stata Chiara Civiero, geofisica e ricercatrice del Dipartimento di matematica, informatica e geoscienze dell’ateneo triestino. A lei è stato affidato il cuore dell’indagine: le analisi tomografiche, che attraverso lo studio delle onde sismiche permettono di osservare la Terra fino a centinaia di chilometri di profondità.Proprio così è stata individuata un’anomalia sotto la Piana Abissale di Horseshoe, al largo della Penisola Iberica, dove una porzione di crosta oceanica starebbe lentamente sprofondando nel mantello terrestre, dando vita a nuove faglie. Si tratta di una regione già nota per la sua intensa attività sismica, teatro di terremoti devastanti come quello di Lisbona del 1755.La presenza di uno strato roccioso “debole”, la serpentinizzazione, favorirebbe il processo di delaminazione, con effetti che potrebbero evolvere in una vera e propria zona di subduzione. Un passaggio che, secondo i modelli numerici, avrebbe ricadute enormi sulla geodinamica dell’Atlantico e persino sulla sua evoluzione a lungo termine.“Questa scoperta – sottolinea Civiero – ci spinge a rivedere i modelli di pericolosità sismica, includendo strutture profonde non visibili in superficie”.Dalle aule e dai laboratori di Trieste arriva dunque un contributo fondamentale per capire come il nostro pianeta continua a modellarsi, e per prevedere i rischi che questi movimenti nascondono sotto l’oceano. (Servizio di Bernardo Gulotta)
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